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(1) Anthericum ramosus - S.Fabian ®

Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

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HOMEPAGE DELLA Z.P.S. MAGREDI DI PORDENONE
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IL PIANO DI GESTIONE
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LA FLORA DEI MAGREDI DI PORDENONE
LA FAUNA DEI MAGREDI DI PORDENONE
IL PROCESSO PARTECIPATIVO
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IL VINCHIARUZZO

Nella ZPS, un’altra zona umida di primaria importanza è quella delle risorgive del Vinchiaruzzo presso il Comune di Cordenons. Qui si è differenziato nel tempo un paesaggio vegetazionale estremamente movimentato ed interessante che alterna aree rilevate, corrispondenti ai residui di terrazzamento fluviale e glaciofluviale ed avallamenti condizionati dall’andamento degli acquiferi superficiali. Si è quindi costituito un peculiare mosaico di vegetazioni igrofile, semiaride ed aride fra loro collegate da rapporti dinamici e di contatto.
Sul fondo delle depressioni perennemente allagate d’acqua si instaura tipicamente il falasco (Cladium mariscus). Queste lamine d’acqua sorgiva chiamate in gergo lamai o fontanai si generano per intersezione della falda freatica, che ancora scorre all’interno di materiali alluvionali permeabili, con la superficie del suolo che diviene via via limoso-argillosa. In tali situazioni si creano le condizioni più idonee ai cladieti (o marisceti: habitat Natura 2000 cod. 7210: “paludi calcaree con Cladium mariscus e specie del Caricion davallianae”). Questa vegetazione è fra le più importanti delle aree umide presenti nella bassa pianura, tanto che l’Unione europea, anche a causa della sua rarefazione, l’ha inserita nella lista degli habitat comunitari di importanza prioritaria. Nel marisceto presente all’interno del sito del Vinchiaruzzo è stato ritrovato Senecio fontanicola, (specie rara che in Friuli Venezia Giulia ha le sue stazioni italiane più tipiche ed accertate - Poldini & Oriolo, 2002).
Attorno ai fontanai, su aree meno depresse ma dove l’imbibizione dei suoli permane per buona parte dell’anno, si instaurano le tipiche torbiere a Schoenus nigricans cui seguono le praterie igrofile dominate da Molinia caerulea. Queste si sviluppano in continuità con diverse altre fasi di evoluzione della vegetazione come quella degli arbusteti idrofili di contorno alle foreste umide. Tali formazioni danno avvio al processo di nemoralizzazione, cioè di imboschimento delle aree paludose e sono caratterizzate dalla presenza di salici: Salix cinerea (salice cinereo), Salix caprea ( salice delle capre) e del Viburnum opulus (pallon di maggio).
Negli avvallamenti umidi entro cui scorrono le rogge e lungo i fossati sono presenti anche i cariceti anfibi dominati da Carex acutiformis, Carex paniculata, Carex elata.
Dove invece si creano le condizioni più favorevoli alla penetrazione e all’avanzamento dell’invasiva cannuccia palustre (Phragmites australis) i processi di interrimento delle paludi si fanno via via sempre più rapidi e pronunciati.
Presso le rogge sorgive del Vinchiaruzzo sono presenti anche importanti orli di boschetti umidi e paludosi con presenza di ontano nero (Alnus glutinosa). Quando questi relitti appaiono meglio strutturati ed estesi danno luogo alla presenza di “foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior”, altro habitat umido dichiarato di interesse comunitario prioritario dalla Direttiva di riferimento.
Occorre infine ricordare che nell’area del Vinchiaruzzo e del Meduna, sugli argini seminaturali e non cementificati creati per la regimentazione delle acque fluviali, si sono formati nel tempo degli interessanti biotopi a carattere seminaturale che rappresentano bellissimi esempi d’intrusione magredile all’interno di aree tipicamente umide. Vi si trovano infatti elementi dei prati aridi primitivi ed evoluti quali: Centaurea dichroantha, Euphorbia triflora subsp. kerneri, Lomelosia graminifolia, Chamaecytisus purpureus, Erica carnea, Centaurea scabiosa subsp. Fritschii. Qua è là, la forte aridità, favorita dall’elevata permeabilità del materiale alluvionale utilizzato per la loro realizzazione e dalla forte pendenza degli argini, favorisce la presenza di arbusteti xerici con Rhamnus saxatilis, Berberis vulgaris, Viburnum lantana e Prunus spinosa. Nei tratti in cui gli interventi di sfalcio e manutenzione appaiono meno frequenti o del tutto assenti si creano addirittura le condizioni per l’evoluzione verso una rada boscaglia di carpino nero (Ostrya carpinifolia) e dell’orniello (Fraxinus ornus).

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